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22 octobre LESSON 1: IL LAGO DEI CIGNIPensavo.. perchè non aprire una mini-sezione dedicata alle trame dei balletti (questi sconosciuti)?
Perchè parliamoci chiaro, senza conoscere un minimo la storia di un balletto non ci si capisce molto! :)
Non posso che iniziare con IL BALLETTO per eccellenza, forse il mio preferito in assoluto:
IL LAGO DEI CIGNI
Лебединое Озеро
Primo dei tre balletti di Pëtr Il'ič Čajkovskij, fu composto tra il 1875 e il 1876. Presentato sia in quattro atti, quattro scene (soprattutto fuori dalla Russia e nell'Europa Orientale) o tre atti e quattro scene (in Russia e Europa occidentale). Originariamente la coreografia era di Julius Reisinger sulla musica di Čajkovskij. Sebbene esistano molte versioni diverse del balletto, la maggior parte delle compagnie di danza basa l'allestimento, sia dal punto di vista coreografico che musicale, sul revival di Marius Petipa e Lev Ivanov per il Balletto Imperiale, presentato la prima volta il 15 gennaio 1895 al Teatro Imperiale Mariinskij a San Pietroburgo, Russia. IntroduzioneIl movimento che introduce il balletto è una breve sintesi musicale ed emotiva del dramma, che rimpiazza la tradizionale ouverture. La melodia d'apertura è il primo tema del cigno, in esso risuona già una delle scale discendenti che si incontreranno poi in tutto il balletto. Queste scale alludono al destino che incombe su i due amanti, a cui non potranno sottrarsi. Atto IIn un parco di fronte al castello, il principe Siegfried festeggia coi suoi amici il suo compleanno. Si avvicinano dei contadini per porgergli gli auguri e lo intrattengono con le loro danze. Giunge la regina madre, che esorta il figlio a trovare una sposa tra le ragazze che lei ha invitato al ballo del giorno dopo. Alla sua uscita, le danze dei contadini riprendono con due divertissement, posti al di fuori dell’intreccio. Ormai è quasi buio, uno stormo di cigni appare nel cielo. Il principe Siegfried e i suoi amici decidono di andare a caccia, e imbracciato l'arco s'inoltrano nella foresta. Appare il secondo tema del cigno, più precisamente della "fanciulla cigno". Atto IISulle acque di un lago nuotano i cigni, in realtà bellissime fanciulle stregate dal malvagio Rothbart, che possono assumere forma umana solo la notte. Siegfried e i suoi amici li contemplano sotto la luce della luna. Questo numero, ideato come entr'acte, divenne in seguito un tableau scenico. I cacciatori prendono la mira, ma proprio in quel momento i cigni si trasformano in fanciulle. La loro regina, Odette, narra al principe la loro triste storia, e spiega che solo una promessa di matrimonio fatta in punto di morte potrà sciogliere l’incantesimo che le tiene prigioniere. Siegfried, incantato dalla bellezza di Odette, la implora di prendere parte al ballo del giorno dopo, in cui egli dovrà scegliere una sposa. Ha inizio un divertissement, parte essenziale dell’intreccio, composto dalle danze delle fanciulle cigno e da un pas d'action dove Siegfried e Odette si giurano eterno amore. È l'alba, e le fanciulle vengono nuovamente trasformate in cigni. Atto IIINella sala da ballo del castello entrano gli invitati, accolti da Siegfried e dalla regina madre. Iniziano i festeggiamenti. Gli squilli di tromba annunciano l’arrivo delle sei ragazze aspiranti pretendenti del principe. Siegfried si rifiuta di scegliere, quand’ecco che uno squillo di tromba annuncia l'arrivo di nuovi ospiti. Si tratta del mago Rothbart e della figlia Odile, sosia di Odette. Questa somiglianza colpisce subito il principe che le dà il benvenuto. L’intento del mago è quello di far innamorare Siegfried di Odile, in modo da mantenere per sempre Odette in suo potere. La musica espone il tema del fato, e il motivo della “fanciulla cigno” suggerisce la somiglianza tra Odette e Odile. Ognuna delle ragazze balla una variazione per il principe. Seguono una serie di danze nazionali. Con il suo fascino, Odile è riuscita a sedurre Siegfried, che la presenta a sua madre come futura sposa. Rothbart esultante si trasforma in una civetta e fugge dal castello, che piomba nell’oscurità fra l’orrore degli invitati. Siegfried, resosi conto dell’inganno, scorge la vera Odette attraverso un’arcata del castello, e disperato si precipita nella notte alla ricerca della fanciulla. Atto IVSiegfried capisce l'inganno e fugge verso il lago. Qui Odette sta piangendo in attesa del suo destino, e chiede perdono. L'amore dei due giovani è così forte da rompere il maleficio di Rothbart: finalmente vivranno per sempre felici e contenti Finali alternativi del balletto
Esistono due finali alternativi nel balletto. Nel primo Odette, morente, piange il destino crudele che la attende. Siegfried arriva da lei tentando di salvarla, ma una tempesta si abbatte sul lago e le sue acque inghiottono i due amanti. Finita la bufera, le anime dei due si riuniscono in un'apoteosi celeste. Nel secondo Siegfried combatte contro il malvagio mago, ma ha la peggio. Rothbart minaccia Odette di uccidere il principe, se lui non avesse acconsentito alle sue nozze con Odile. Siegfried per amore di lei prende la spada di Rothbart e si uccide. Così facendo, il suo amore spezza l'incantesimo, i cigni ritornano fanciulle, Siegfried torna in vita e può vivere il suo sogno d'amore assieme a Odette. 26 février The Drapery Falls by Opeth
Capolavoro assoluto!!!!! THE DRAPERY FALLS
Please remedy my confusion And thrust me back to the day The silence of your seclusion Brings night into all you say Pull me down again And guide me into pain I'm counting nocturnal hours Drowned Visions in haunted sleep Faint flickering of your powers Leaks out to show what you keep Pull me down again And guide me into There is a failure inside This test I can't persist Kept back by the enigma No criteria demanded here Deadly patterns made my wreath Prosperous in your ways Pale ghost in the corner Pouring a caress on your shoulder Puzzled by shrewd innocence Runs a thick tide beneath Ushered into inner graves Nails bleeding from the struggle It is the end for the weak at heart Always the same A lullaby for the ones who've lost all Reeling inside My gleaming eye in your necklace reflects Stare of primal regrets You turn your back and you walk away Never again Spiralling to the ground below Like Autumn leaves left in the wake to fade away Waking up to your sound again And lapse into the ways of misery 22 janvier "Мастер и Маргарита" ovvero "Il maestro e Margherita"
20 janvier "Justice Is Lost, Justice Is Raped, Justice Is Gone! Pulling Your Strings, Justice Is Done"MOSCA - L'hanno ammazzata nel pieno centro di Mosca. E con lei è stato ucciso l'avvocato Stanislav Markelov, il difensore della famiglia di Elsa Kungaeva, una ragazza cecena seviziata e uccisa dall'ex colonnello Yuri Budanov.
Anastasia Baburova, collaboratrice del quotidiano 'Novaja Gazeta' (la stessa testata per la quale lavorava Anna Politkovskaia, la giornalista uccisa nel 2006) era in compagnia dell'avvocato sulla via Prechistenka, a pochi passi dalla cattedrale di Cristo Salvatore. All'improvviso un uomo mascherato con un passamontagna si è avvicinato e ha sparato un colpo di pistola alla nuca di Markelov. Baburova ha cercato di inseguirlo ed è stata colpita anch'essa alla testa. Il caso rischia di diventare un boomerang per la Russia sul fronte dei diritti fondamentali e un ulteriore capitolo della tragedia della diciottenne Elsa Kungaeva. La giovane venne rapita dalla sua casa nel villaggio a sud di Grozny, la notte del 26 marzo 2000 da soldati russi comandati dal colonnello Budanov. Il suo corpo fu ritrovato in una discarica. L'autopsia del medico legale del ministero della difesa ha stabilito che la ragazza aveva subito ripetutamente violenza sessuale, circa un'ora prima della morte. Il colonnello Budanov è stato arrestato il 30 marzo 2000 e poi condannato a 10 anni di carcere. Durante le indagini ha ammesso di averla uccisa, ma ha sostenuto di aver agito in stato di "temporanea insanità mentale". L'accusa ha ignorato le prove esistenti sul fatto che la ragazza fosse stata violentata prima di essere uccisa. Il colonnello è stato incriminato per omicidio, sequestro di persona e abuso di potere. L'avvocato ucciso oggi aveva annunciato l'intenzione di presentare ricorso presso un tribunale internazionale contro il rilascio anticipato di Budano.
EDIT: Non ho parole!!
15 décembre ..Ricordo di un weekend SKAPestrato a Milano..Ed eccomi, sopravvisuta al concerto degli Ska-p di sabato sera a Milano con pochissime ore di sonno, qualche livido e tanti tanti dolori! che dire.. uno dei più bei concerti di quest'anno!
Un concerto da me attesissimo, dopo i 3 anni (o più) di silenzio da parte del gruppo avevo grandi aspettative (soprattutto dopo la grande esperienza del primo concerto concerto di Roma), aspettative che hanno riconfermato a pieni voti sabato.
Questi "ragazzi" sono di una bravura allucinante, reggere quel ritmo per più di 2 ore non è da tutti.. hanno divertito e scaldato le mille mila persone del Palasharp con canzoni vecchie e nuove; ottima la scaletta, i grandi classici c'erano tutti (Mestizaje, A la mierda, La Estampida, Tio Sam, Derecho de amisiòn, El gato Lopez, El vals del obrero, Romero el Madero, Cannabis, Welcome to hell, Nino soldado, Solamente por pensar, Verguenza, Mis colegas, Casposos) .. certo avrei voluto sentire tante altre canzoni ma sarebbe stato impossibile, la discografia è immensa.. Bellissima la scenografia diversa per ogni canzone e stupendo lo "spogliarello" del panzone a fine concerto!
Insomma che altro dire.. mi rimarrà il bellissimo ricordo di aver visto un gran bel concerto con una splendida compagnia brasil-ispano-milanese en un mismo corazón MULTIRACIAL, MULTICULTURAL!!!
Grazie mille ragazzi è stato tutto perfetto!
E ricordate...RESISTENCIA!!
Ecco la mia canzone preferita dell'ultimo album.. CRIMEN SOLLICITATIONIS per prepararsi al concerto di Roma:
Siervo de Dios...
Tocamientos, sacramentos, felaciones, juramentos te enseño mi doctrina en forma de erección Abuso de los niños, perversión y puro vicio bajo mi sotana puedes encontrar a Dios El confesionario es nuestro "tortuario" Ay! Padre nuestro líbranos de él En la sacristía hay mucha pederastia Ay! Padre nuestro mas líbranos de él CURAS, Violación, vejaciones a un menor CURAS, ¡Qué más da! si nadie se va a enterar CURAS, sin precaución tengo plena protección CURAS, Meditad! ¿Quién me dio la inmunidad? JUDAS, MI NOMBRE ES RATZINGER JUDAS, SOY BENEDICTO XVI JUDAS, YO LO FORMALICÉ JUDAS, JUDAS, CERRANDO BOCAS JUDAS, EN EL NOMBRE DE DIOS JUDAS, FINANCIAREMOS SU PERDÓN JUDAS, DÁNDOLE PRIORIDAD JUDAS, A TAPAR ESCÁNDALOS Miembros de la Curia, párrocos del sufrimiento Crueles violaciones que al final se lleva el viento Babosos violadores, carecéis de sentimientos Los llantos de los niños que el pontífice ha encubierto Oremos mis infantes por detrás y por delante Todos desnuditos a los ojos del señor Se encargan mis hermanos, los perros del Vaticano de maquillar la mierda, que no llegue el mal olor Siervo de Dios... Tocamientos, sacramentos, felaciones, juramentos te enseño mi doctrina en forma de erección Abuso de los niños, perversión y puro vicio bajo mi sotana puedes encontrar a Dios El confesionario es nuestro "tortuario" Ay! Padre nuestro líbranos de él En la sacristía hay mucha pederastia Ay! Padre nuestro mas líbranos de él CURAS, Violación, vejaciones a un menor CURAS, ¡Qué más da! si nadie se va a enterar CURAS, sin precaución tengo plena protección CURAS, Meditad! ¿Quién me dio la inmunidad? JUDAS, MY NAME IS RATZINGER JUDAS, SOY BENEDICTO XVI JUDAS, YO LO FORMALICÉ JUDAS, JUDAS, CERRANDO BOCAS JUDAS, EN EL NOMBRE DE DIOS JUDAS, FINANCIAREMOS SU PERDÓN JUDAS, DANDOLE PRIORIDAD JUDAS, A TAPAR ESCÁNDALOS Miembros de la Curia, párrocos del sufrimiento Crueles violaciones que al final se lleva el viento Babosos violadores, carecéis de sentimientos Los llantos de los niños que el pontífice ha encubierto 1 y 2, es tu religión, 3 y 4, tu alma ya está a salvo 5 y 6, silencio a lo que veis, 7 y 8, Lágrimas y Gozos [2x] CRIMEN SOLLICITATIONIS... 1 Y 2, que no te vea Dios, 3 y 4, malditos bastardos 5 y 6, cuidao con lo que hacéis, 7 y 8 Lágrimas y Gozos ¡Basta de tiranos! ODIO AL VATICANO! 30 octobre "LA NOCHE DE LOS LAPICES" di Hector Olivera
"Yo no fui" (battuta di un altro interessante film argentino: "Buenos Aires viceversa" di Agresti) recita ancora oggi la gomma impugnata dalla dittatura argentina, che è stata capace di cancellare per tutto il periodo della sua durata (dal 1976 al 1983) esistenze, sogni, desideri e speranze: autocertificazione di non colpevolezza o dichiarazione di innocenza, che la desapariciòn stessa non è riuscita a falsificare, nonostante l'inchiostro delle cifre resti impresso a caratteri indelebili: 40000 desaparecidos ufficiali, 15000 fucilati, 600 figli di oppositori venduti in Argentina dai macellai del Proceso Militar, che ha prodotto 1 milione e mezzo di esuli. Maria Claudia Falcone, Horacio Ungaro, Claudio de Acha, Ponchito López Muntaner, Daniel Racero, Maria Clara Ciocchini, Pablo Diaz e altri 232 adolescenti, a cui Hector Oliveira dedica questo film girato nel 1988 ed ispirato a personaggi e fatti reali, non avranno molto tempo per "salire le scale tre gradini alla volta", come richiede la loro impazienza rivoluzionaria, per consumare sogni giovanili, dichiarare simpatie, conoscere i primi amori: verranno arrestati una notte del settembre 1976 (soprannominata "la notte delle matite" per ricordare il corso di studi artistici che stavano seguendo), torturati in carcere e mai restituiti alle loro famiglie. Solo uno di loro, Pablo Diaz, uscirà vivo dall'esperienza, dopo aver scontato 4 anni con l'accusa di essere stato scoperto a distribuire volantini sovversivi, guarda caso proprio nel periodo in cui era già desaparecido ... Probabilmente uno degli intenti del film è anche quello di tentare di dare una spiegazione della scelta caduta su Pablo: arrestato fuori dal gruppo e in una situazione successiva per la logica poliziesca risulta defilato rispetto all'organizzazione e quindi non è pericoloso.
Per scoprire l'orrore di quei sette anni, in cui nulla era trapelato e chi sapeva era informato per essere stato carnefice o vittima (nel primo caso non interessava divulgare i fatti, nel secondo una sorta di pudore misto a paura impediva il racconto delle torture subite), non basta un film sincero, di grande impegno civile come quello di Hector Olivera, ma è sufficiente la sua intensità drammatica per cogliere lo sdegno della generazione più colpita dal Proceso Militar, che alligna la maggior parte di coloro che lottano ancora per far emergere il ricordo.
Lo studente sopravvissuto, come le Madri de Plaza de Mayo, con Hebe Bonafini in testa, tengono gli occhi ben aperti sull'orrore, al contrario di tanti altri che hanno acconsentito da un lato all'amnistia del punto final (imposizione dall'alto di una riconciliazione da parte di un potere che non vuole più sentir parlare del regime, perché soggetto ai ricatti delle lobbies coinvolte dal sistema che attivò i campi di concentramento) e alla ley de obediencia debida (solito ritornello nazistoide del militare costretto a obbedire, anche quando l'ordine è quello di gettare dall'aereo prigionieri vivi nell'Oceano, con la benedizione del Nunzio Apostolico, Mons. Pio Laghi); dall'altro non s'indignano dei legami mafiosi di Menem, capace di insabbiare persino le indagini sull'assassinio del proprio figlio e di nominare i giudici in un intreccio sconcertante di potere politico e giudiziario, o non rilevano lo scandalo dell'insabbiamento del caso Cabezas, giornalista ucciso (impossibile non ricordare di questi tempi il nostro caso "Pecorelli"), perché aveva scoperto troppo.
Questi giovani avevano capito, prima dei loro padri e delle loro madri, che di fronte ad un golpe militare, che costringe i loro docenti a recitare "in questa scuola non ci dovranno essere sindacati né comitati politici, idee atee e antinazionaliste" e a far occupare subito i banchi degli scomparsi per cancellarne la memoria, si può stare solo da una parte e che i protagonisti delle rivoluzioni sono i popoli e non gli uomini.
La certezza in questi ideali, insieme alla solidarietà, permette a questi giovani di sopportare torture inenarrabili presso il commissariato di polizia: le stesse che consentiranno alle loro madri di abbracciarsi in Plaza de Mayo, per "condividere la propria maternità", fare proprio l'orgoglio del diventare irregolari, dopo aver scoperto il vero volto della violenza e l'inganno di chi vorrebbe far credere loro che la vera mano della desapariciòn si nasconda proprio nel comunismo e nell'estremismo di sinistra, covi dei parassiti che diffamano le istituzioni assassine. Le scene girate in carcere sono crude e realistiche: macchina da presa rasente a muri scrostati e umidi, in carrellate continue lungo le sbarre che diventano così infinite incarcerando l'intera nazione; fissa su lucchetti che immobilizzano una generazione; guidata nell'oscurità solo dalle voci dei ragazzi che si rincorrono, bisbigliando, da una cella all'altra, per farsi coraggio, cantare insieme, aggrapparsi ad una preghiera (anche se qualcuno inizia a dubitare: "Se Dio esistesse non saremmo qui, Dio si è distratto o è un fascista ..." e Pio Laghi è lì per dare un responso incontrovertibile, incarnato nel film dal prelato colluso, che dice ai genitori: "Dovete prenderla con santa rassegnazione cristiana. Non li rivedrete più"). Piccoli rituali, che danno la forza di sopportare torture e stupri, di vincere la disperazione e l'umiliazione per aver perso tutto ("Io non posso darti più niente" dirà Maria Claudia a Pablo, che spera di poterla invitare una sera a cena, quando tutti saranno liberi ...), ma non la voglia di continuare a schierarsi dalla parte che hanno scelto di vivere, quella perdente di chi preferisce stare con chi per il potere ha sempre torto, da difendere al costo dell'unica ragione che è concesso loro di possedere ancora per poco: la vita, di cui hanno assaporato solo il lato adolescenziale. La particolarità del "caso argentino" in materia di diritti umani sta nel fatto che in questo paese alcuni militari sono stati in passato processati e condannati, ma successivamente graziati. Dallo scorso anno alcuni tra i responsabili della "guerra sporca" sono tornati nel mirino della magistratura: il movimento di opinione, estesosi all'estero, in particolare in Italia e in Spagna, dove esistono casi di cittadini desaparecidòs, ha portato alla revisione dell'atteggiamento reticente, che condurrebbe all'oblio e alla rimozione della criminale persecuzione e del terrorismo di stato degli anni settanta. 29 octobre LEGGE 133Della serie CVD... il decreto Gelmini è stato approvato stamattina, domani c'è la manifestazione generale contro la legge 133, e mi sembra giusto riportare l'email che mi è stata girata riguardo questa legge (grazie Gabri!) :
Per tutti coloro che vogliono interessarsi a ciò che sta succedendo all'università italiana allego questa mail con la preghiera di leggere e diffondere..
Il nuovo governo, approfittando dell'estate, ha approvato il 25 giugno con la fiducia un decreto (poi legge 133) che modifica profondamente la struttura dell'università:
1. Ci sarà un taglio di 500 milioni di euro in 3 anni alle università. per alcuni atenei questo potrebbe significare la chiusura. Altrimenti: 2. Con il nuovo decreto le università pubbliche potranno scegliere se diventare fondazioni private o meno. PERCHÈ DOVREBBERO DIVENTARE FONDAZIONI PRIVATE? 3.Per riuscire a finanziarsi aumentando le tasse agli studenti, che non avrebbero più un limite di legge. Le tasse infatti potrebbero aumentare a dismisura, anche raggiungendo i 6-7000 euro l'anno, sul modello delle università americane. Inoltre le fondazioni verrebbero finanziate da enti privati, come ad esempio le industrie farmaceutiche (forse le sole a poterselo permettere), e tali enti finirebbero per tagliare le gambe a tutti quei settori universitari e di ricerca che non rientrano nei loro interessi.
Ma soprattutto sarebbero le ricerche a venir danneggiate pesantemente, non più spinte dal puro interesse culturale e sociale, ma dai fondi messi a disposizione e dalle commissioni dirette degli enti stessi!!
E IL FUTURO? 4. Università di serie A e di serie B in base alle disponibilità economiche degli studenti, quindi titoli di studio dal differente peso e possibile perdita del valore legale di questi. I collettivi dei vari atenei organizzeranno assemblee per approfondire le conseguenze dei cambiamenti in atto, portati avanti da governi sia di destra che di sinistra di anno in anno, che minacciano quella che DOVREBBE ESSERE una UNIVERSITÀ LIBERA PUBBLICA E DI MASSA.
Gli studenti, i ricercatori e i professori si stanno già muovendo e i corsi quest'anno non partono per protesta, ma un problema così grave è ancora poco conosciuto. Infatti il problema più grave è che nessuno sa niente, i media non ne hanno parlato, se non per screditare a titolo di 'minoranza' chiunque abbia protestato contro questo assurdo disegno di legge!
Dobbiamo riuscire a bypassare il muro dei giornalisti e delle televisioni controllate da questo governo (maggioranza + opposizione, sia chiaro!!) per far sapere, perché tutto questo non passi indifferente! !
AIUTACI! L'UNIVERSITÀ NON È SOLO DEGLI STUDENTI MA DI TUTTI!!!! FAI GIRARE QUESTA MAIL A TUTTI I TUOI CONTATTI, anche se non studenti, è importante che tutti sappiano e se ne parli!! DOCUMENTO UFFICIALE: il decreto legge 112/08 articolo 16 Gazzetta Ufficiale ( http://www.camera. it/parlam/ leggi/decreti/ 08112d.htm ) Il decreto è già stato pubblicato da più di un mese sulla Gazzetta Ufficiale quindi È GIÀ LEGGE! PER ULTERIORI INFORMAZIONI: http://www.studenti disinistra. org/content/ view/487/ 1 Questa non è una protesta politica ma nell'interesse di tutti Aiutaci a mobilitare tutti perché questo decreto potrebbe cambiare irrevocabilmente l'aspetto dell'istruzione italiana e quindi del paese. ..UN POPOLO IGNORANTE E' PIU' FACILE DA COMANDARE!!. .noi non diventeremo le loro pecore!!..
SAVIANO - NEWSQualcosa si sta muovendo, per fortuna:
- 17 Nobel insieme a Roberto Saviano. Continua la mobilitazione per l'autore del bestseller "Gomorra", minacciato dal clan dei Casalesi, da due anni sotto scorta. Un altro Nobel ha aderito all'appello di solidarietà lanciato su Repubblica da Dario Fo, Rita Levi Montalcini, lo scrittore tedesco Gunter Grass, il turco Orhan Pamuk, Michail Gorbaciov e l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu. Ieri ha firmato anche lo scrittore John Maxwell Coetzee, premio per la letteratura nel 2003.
Ai Nobel si sono aggiunte 250mila firme (la raccolta è stata sospesa) per dire che "la libertà nella sicurezza di Roberto Saviano riguarda tutti noi, come cittadini" e che il caso Saviano è "un problema di democrazia". Voci che chiedono allo Stato di fare "ogni sforzo per proteggerlo e sconfiggere la camorra". Ha firmato anche la scrittrice Fred Vargas, aggiungendosi alla lunghissima lista di scrittori, registi, politici e personalità, dall'Italia e dall'estero, che si sono schierati con Saviano. Il Consiglio comunale di Genova ha votato l'adesione all'appello e espresso solidarietà allo scrittore: "Ha raccontato di un male endemico e c'è un gran bisogno in questo Paese di persone come lui", ha chiarito il presidente Giorgio Guerello. "La sua libertà è la nostra". Il consiglio comunale di Matera ha approvato all'unanimità un ordine del giorno di solidarietà allo scrittore. Dall'Associazione degli Studenti Napoletani contro la camorra e la Rete Naco (Nuova anticamorra organizzata) parte una lettera-appello al presidente Giorgio Napolitano, che è stata firmata dagli studenti "per testimoniare che i giovani e i cittadini italiani sono stanchi delle mafie e dei mafiosi e hanno voglia di seguire esempi sani di legalità e lotta alla criminalità". Continuano le letture pubbliche, da Cosenza a Pistoia. Nella città toscana, gli studenti, riuniti sotto il loggiato del Palazzo Comunale per protestare contro il decreto Gelmini, hanno letto Gomorra. Repubblica.it Io ho firmato !!! 15 octobre SOLIDARIETA' A ROBERTO !Riporto da Repubblica.it di oggi:
"Io, prigioniero di Gomorra
lascio l'Italia per riavere una vita" di GIUSEPPE D'AVANZO"Andrò via dall'Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà...", dice Roberto Saviano. "Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido - oltre che indecente - rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. 'Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l'odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me".
"Sai, questa bolla di solitudine inespugnabile che mi stringe fa di me un uomo peggiore. Nessuno ci pensa e nemmeno io fino all'anno scorso ci ho mai pensato. In privato sono diventato una persona non bella: sospettoso, guardingo. Sì, diffidente al di là di ogni ragionevolezza. Mi capita di pensare che ognuno voglia rubarmi qualcosa, in ogni caso raggirarmi, "usarmi". E' come se la mia umanità si fosse impoverita, si stesse immeschinendo. Come se prevalesse con costanza un lato oscuro di me stesso. Non è piacevole accorgersene e soprattutto io non sono così, non voglio essere così. Fino a un anno fa potevo ancora chiudere gli occhi, fingere di non sapere. Avevo la legittima ambizione, credo, di aver scritto qualcosa che mi sembrava stesse cambiando le cose. Quella mutazione lenta, quell'attenzione che mai era stata riservata alle tragedie di quella terra, quell'energia sociale che - come un'esplosione, come un sisma - ha imposto all'agenda dei media di occuparsi della mafia dei Casalesi, mi obbligava ad avere coraggio, a espormi, a stare in prima fila. E' la mia forma di resistenza, pensavo. Ogni cosa passava in secondo piano, diventava di serie B per me. Incontravo i grandi della letteratura e della politica, dicevo quello che dovevo e potevo dire. Non mi guardavo mai indietro. Non mi accorgevo di quel che ogni giorno andavo perdendo di me. Oggi, se mi guardo alle spalle, vedo macerie e un tempo irrimediabilmente perduto che non posso più afferrare ma ricostruire soltanto se non vivrò più, come faccio ora, come un latitante in fuga. In cattività, guardato a vista dai carabinieri, rinchiuso in una cella, deve vivere Sandokan, Francesco Schiavone, il boss dei Casalesi. Se lo è meritato per la violenza, i veleni e la morte con cui ha innaffiato la Campania, ma qual è il mio delitto? Perché io devo vivere come un recluso, un lebbroso, nascosto alla vita, al mondo, agli uomini? Qual è la mia malattia, la mia infezione? Qual è la mia colpa? Ho voluto soltanto raccontare una storia, la storia della mia gente, della mia terra, le storie della sua umiliazione. Ero soddisfatto per averlo fatto e pensavo di aver meritato quella piccola felicità che ti regala la virtù sociale di essere approvato dai tuoi simili, dalla tua gente. Sono stato un ingenuo. Nemmeno una casa, vogliono affittarmi a Napoli. Appena sanno chi sarà il nuovo inquilino si presentano con la faccia insincera e un sorriso di traverso che assomiglia al disprezzo più che alla paura: sono dispiaciuti assai, ma non possono.... I miei amici, i miei amici veri, quando li ho finalmente rivisti dopo tante fughe e troppe assenze, che non potevo spiegare, mi hanno detto: ora basta, non ne possiamo più di difendere te e il tuo maledetto libro, non possiamo essere in guerra con il mondo per colpa tua? Colpa, quale colpa? E' una colpa aver voluto raccontare la loro vita, la mia vita?". [...]"Lo sento addosso come un cattivo odore l'odio che mi circonda. Non è necessario che ascolti le loro intercettazioni e confessioni o legga sulle mura di Casale di Principe: "Saviano è un uomo di merda". Nessuno da quelle parti pensa che io abbia fatto soltanto il mio dovere, quello che pensavo fosse il mio dovere. Non mi riconoscono nemmeno l'onore delle armi che solitamente offrono ai poliziotti che li arrestano o ai giudici che li condannano. E questo mi fa incazzare. Il discredito che mi lanciano contro è di altra natura. Non dicono: "Saviano è un ricchione". No, dicono, si è arricchito. Quell'infame ci ha messo sulla bocca degli italiani, nel fuoco del governo e addirittura dell'esercito, ci ha messo davanti a queste fottute telecamere per soldi. Vuole soltanto diventare ricco: ecco perché quell'infame ha scritto il libro. E quest'argomento mette insieme la parte sana e quella malata di Casale. Mi mette contro anche i miei amici che mi dicono: bella vita la tua, hai fatto i soldi e noi invece tiriamo avanti con cinquecento euro al mese e poi dovremmo difenderti da chi ti odia e ti vuole morto? E perché, diccene la ragione? Prima ero ferito da questa follia, ora non più. Non mi sorprende più nulla. Mi sembra di aver capito che scaricando su di me tutti i veleni distruttivi, l'intera comunità può liberarsi della malattia che l'affligge, può continuare a pensare che quel male non ci sia o sia trascurabile; che tutto sommato sia sopportabile a confronto delle disgrazie provocate dal mio lavoro. Diventare il capro espiatorio dell'inciviltà e dell'impotenza dei Casalesi e di molti italiani del Mezzogiorno mi rende più obiettivo, più lucido da qualche tempo. Sono solo uno scrittore, mi dico, e ho usato soltanto le parole. Loro, di questo, hanno paura: delle parole. Non è meraviglioso? Le parole sono sufficienti a disarmarli, a sconfiggerli, a vederli in ginocchio. E allora ben vengano le parole e che siano tante. Sia benedetto il mercato, se chiede altre parole, altri racconti, altre rappresentazioni dei Casalesi e delle mafie. Ogni nuovo libro che si pubblica e si vende sarà per loro una sconfitta. E' il peso delle parole che ha messo in movimento le coscienze, la pubblica opinione, l'informazione. Negli anni novanta, la strage di immigrati a Pescopagano - ne ammazzarono cinque - finì in un titolo a una colonna nelle cronache nazionali dei giornali. Oggi, la strage dei ghanesi di Castelvolturno ha costretto il governo a un impegno paragonabile soltanto alla risposta a Cosa Nostra dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio. Non pensavo che potessimo giungere a questo. Non pensavo che un libro - soltanto un libro - potesse provocare questo terremoto. Subito dopo però penso che io devo rispettare, come rispetto me stesso, questa magia delle parole. Devo assecondarla, coltivarla, meritarmela questa forza. Perché è la mia vita. Perché credo che, soltanto scrivendo, la mia vita sia degna di essere vissuta. Ho sentito, per molto tempo, come un obbligo morale diventare un simbolo, accettare di essere al proscenio anche al di là della mia voglia. L'ho fatto e non ne sono pentito. Ho rifiutato due anni fa, come pure mi consigliavano, di andarmene a vivere a New York. Avrei potuto scrivere di altro, come ho intenzione di fare. Sono restato, ma per quanto tempo dovrò portare questa croce? Forse se avessi una famiglia, se avessi dei figli - come li hanno i miei "angeli custodi", ognuno di loro non ne ha meno di tre - avrei un altro equilibrio. Avrei un casa dove tornare, un affetto da difendere, una nostalgia. Non è così. Io ho soltanto le parole, oggi, a cui provvedere, di cui occuparmi. E voglio farlo, devo farlo. Come devo - lo so - ricostruire la mia vita lontano dalle ombre. Anche se non ho il coraggio di dirlo, ai carabinieri di Napoli che mi proteggono come un figlio, agli uomini che da anni si occupano della mia sicurezza. Non ho il cuore di dirglielo. Sai, nessuno di loro ha chiesto di andar via dopo quest'ultimo allarme, e questa loro ostinazione mi commuove. Mi hanno solo detto: "Robe', tranquillo, ché non ci faremo fottere da quelli là"".
Repubblica, 15/10/08.Roberto non merita tutto questo!! non merita di vivere di nascosto, imprigionato nella sua casa come se avesse fatto qualcosa di sbagliato.. lui che ha avuto le palle di scrivere e pubblicare un romanzo come Gomorra, di far sapere a tutti noi come la mafia stia distruggendo pian piano tutto quello che ci circonda, raccontando i fatti attraverso la sua esperienza personale.E' un libro che mi ha dato tanto, e lo ringrazio per questo suo coraggio che io probabilmente non avrei avuto.Provo grandissima solidarietà e ammirazione verso questo ragazzo, che a soli 28 anni ha dichiarato guerra da solo alla mafia.Per questo spero con tutto il cuore che riesca, in un'altro paese, a costruirsi una vita che sia il più serena e felice possibile.6 octobre 11 OTTOBRE: Raccolta firme contro il Lodo-AlfanoNon lasciarti sfuggire di mano la tua libertà. Firma in una delle piazze per il referendum contro il Lodo Alfano. L'11 ottobre inizierà la raccolta delle firme per il referendum abrogativo del lodo Alfano. Approvato il 23 luglio, il lodo Alfano prevede la sospensione dei processi penali, anche quelli in corso, nei confronti delle 4 cariche più alte dello Stato. Gli intoccabili dunque. Ma gli italiani (o almeno buona parte) non sono fessi. Ormai hanno capito che questa legge è servita per salvare Berlusconi dal processo Mills, che lo vede imputato per corruzione in atti giudiziari. Gi italiani hanno capito che ha usato il Parlamento per pensare solo ai fatti suoi. E soprattutto gli italiani hanno capito che una legge che rende immuni dalla legge solo 4 persone è antidemocratico. Aggiornamenti riguardo la manifestazione di oggi a Roma:
Dalle ore 10.00 alle ore 14.45 si alterneranno dalla piazza:
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